Seminario corsisti e diplomati_Lavori di gruppo

Ritratto di Sarah Corelli

In questa cartella trovate i lavori di gruppo elaborati dai colleghi. Per creare un sistema ordinato di risposte nell'oggetto indicate il titolo riportato nel post relativo al lavoro che volete commentare e a seguito aggiungete, se ritenete opportuno, altre informazioni. Ad esempio: Approdo_suggerimenti.

Grazie e buona lettura

Sarah

Ritratto di Sarah Corelli

Materiale relativo al lavoro sul silent book Approdo di Shaun Than

Ritratto di Sarah Corelli

Materiale relativo al lavoro sul silent book Buon viaggio di B. Masini e C. De Collo

Ritratto di Sarah Corelli

Materiale relativo al lavoro sul silent book Buon viaggio di B. Masini e C. De Collo

Ritratto di Sarah Corelli

Materiale al lavoro sul silent book The little wall

Ritratto di Sarah Corelli

Vi propongo la sintesi dei gruppi che hanno lavorato sull'utilizzo delle immagini. 

Aspettiamo commenti.

Sarah

Domanda:

Hai mai utilizzato le immagini nel tuo insegnamento dell'italiano L2/LS? In che modo?

Sintesi:

Le immagini sono strumento molto versatile. Si prestano ad essere utilizzate in tutte le fasi di una Unità didattica, brainstorming di conoscenze, elicitazione, motivazione, globalità e sintesi.

Rispasso di lessico, nuova acquisizione (es, flashcards), stimolo della creatività (inventare storie a partire dalle immagini), esercizi di abbinamento parola/immagine, ecc. 

Adatte a tutti i livelli linguistici, dal semplice: cosa vedi? a racconta una storia.

Utilizzabili anche per rompere / abbassare il filtro affettivo in occasione di test d'ingresso (tutti possono dire qualcosa).

Ottime per attività ludodidattiche (es. memory, tombola, taboo, indovina chi? ecc...)

 

Materiale di lavoro elaborato da Albertano Gigliola, Mattia Quinteri, Lucrezia Tomassoni, Valentina Rigo,

sul silent book  L' approdo di Shaun Tan

Ritratto di Nicolò Pirovano

Buongiorno a tutti,

per prima cosa ringrazio i miei colleghi, oltre che Sarah e Patrizia, per l'esperienza assolutamente interessante del seminario. Confrontarsi con colleghi che lavorano nei più diversi ambiti è sempre formativo e può costituire il punto di partenza per nuove sperimentazioni in classe.

Per quanto riguarda l'argomento del seminario, l'uso delle immagini, sono del tutto d'accordo con quello che ha riportato Sarah. Particolarmente interessante, fermo restando la grande flessibilità dello strumento immagini, è la possibilità di ridurre di molto il filtro affettivo in sede di test, sia di ingresso che di livello. E' uno strumento talmente ampio che, indipendentemente dalle proprie abilità, ognuno può essere in grado di dire qualcosa partendo da esse. In teoria, la stessa immagine potrebbe essere utilizzata da un A1 a un C1.

Detto questo, chiaramente le immagini, per poter essere un aiuto e non un impedimento in fase di test, devono possedere determinate qualità. In primo luogo devono essere chiare. Ciò significa che il soggetto, oltre che ovviamente la grafica, deve essere facilmente comprensibile. Soggetti ambigui, poco chiari, eccessivamente astratti ecc. rappresenterebbero una difficoltà anche per i livelli intermedio-alti. In secondo luogo devono rappresentare qualcosa di rilevante per chi le dovrà commentare. Immagini distanti dal mondo dell'apprendente non saranno input per una produzione adeguata, dal momento che sarebbe una produzione fatta "tanto per dire qualcosa", senza nessuna idea o esperienza vera dietro.

Per questi motivi, fermo restando l'importanza di ridondanza di immagini dei manuali - importanza data dal fatto di aiutare a creare un contesto - fondamentale è il lavoro di ricerca  da parte dell'insegnante, il/la quale solo può conoscere la classe e proporre immagini che possiedano i requisiti di chiarezza e di rilevanza che sono fondamentali in tutta l'unità didattica e in fase di test.

Saluti a tutti,

Nicolò

Grazie Nicolò per aver ripreso la discussione sulla valenza delle immagini proponendoci importanti sottolineature sul loro uso didattico.

Una tua affermazione mi ha sollecitato un'ulteriore riflessione

le immagini, per poter essere un aiuto e non un impedimento in fase di test, devono possedere determinate qualità. In primo luogo devono essere chiare. Ciò significa che il soggetto, oltre che ovviamente la grafica, deve essere facilmente comprensibile. Soggetti ambigui, poco chiari, eccessivamente astratti ecc. rappresenterebbero una difficoltà anche per i livelli intermedio-alti.

Se si tratta di una verifica non si deve assolutamente correre il rischio che l'immagine- input sia poco chiara. Con altri obiettivi invece, come l'elaborazione di testi creativi o la discussione,  l'ambiguità dell'immagine potrebbe essere utile.

Ma, come ben richiami, facendo attenzione al livello di competenza linguistica e al contesto culturale.

Ti interesserebbe avviare qualche sperimentazione in merito?

E altri lo stanno facendo o ci stanno pensando?

un caro saluto a tutti

Patrizia

Ritratto di Nicolò Pirovano

Ciao Patrizia,

faccio uso di immagini in classe ma, sinceramente, non ho avuto modo di effettuare sperimentazioni a riguardo. Per rispondere alla tua domanda, certo che mi interesserebbe avviare sperimentazioni in merito, da solo o con altri colleghi eventualmente interessati.

Nicolò

PS: sono d'accordo quando dici che l'ambiguità può essere positiva per attività creative di produzione orale e scritta.

Ritratto di Paola Corio

Le interessanti riflessioni delle Tutor e anche di Nicolò mi hanno fatto ricordare una esercitazione fatta in preparazione al Ditals, anni fa. La docente ci aveva fatto esercitare distribuendo fotocopie di pagine di manuali di Italiano per stranieri. A me un'immagine piaceva molto, e non ci avevo trovato proprio nulla da criticare. Era un bellissimo disegno, rappresentava una via, le case erano così carine. Insomma non avevo notato che...sembrava di essere in nord Europa, non in Italia! :-)))

Anche questi particolari, quindi, non vanno trascurati, nello scegliere immagini o adottare manuali.

Un abbraccio a tutte/i

Paola

 

Ritratto di Luisella Facchinetti

Buongiorno a tutti e ben ritrovati a chi partecipa ora anche a questo forum.

Anche io condivido l’interesse mostrato dai colleghi che qui hanno scritto, relativamente al tema delle immagini e all’uso che se ne può fare nella didattica. Credo in particolare al valore che l’immagine riveste in alcuni contesti, nello specifico mi riferisco a quello in  cui l’ho sperimentato, con i bambini e soprattutto con i neo arrivati, e credo nella ricchezza che si può trarre in esse e a partire da esse. Le parole di Patrizia, che allude al fatto di poter lavorare con le immagini su diversi obiettivi, si collegano a quanto dice Nicolò a proposito della grande flessibilità delle stesse: questi accenni mi aiutano a recuperare un concetto che mi ha colpito molto e che ho trovato in un piccolo studio di P. Peruzzi su un manuale di didattica di italiano a stranieri curato da P. Diadori, durante la preparazione della tesi per la RA. Ad un certo punto della sua riflessione, che ruota attorno all’idea dell’immagine come opera aperta e campo di possibilità, la Peruzzi esorta a promuovere attività che parlino dell’immagine, che facciano parlare l’immagine e che parlino con l’immagine. Ho sempre pensato che questa grande possibilità di fruizione, che determina forse anche la facilità del suo impiego a vari livelli e in vari contesti, la possa rendere così fruibile per diversi obiettivi: da un lato parlare dell’immagine mi fa pensare alle attività di descrizione svolte anche a livelli basici di interlingua, in cui l’immagine può essere input per accedere poi ad un testo scritto, dall’altro il far parlare l’immagine mi rimanda alle diverse interpretazioni che l’immagine può far emergere e quindi alle sue potenzialità nel portare alla luce quegli impliciti culturali, quegli stereotipi, quei luoghi comuni molto interessanti, per esempio, in un confronto tra culture. Infine, pensando ad attività che parlano con l’immagine, non so se giustamente o meno, mi torna in mente il valore dell’immagine nell’essere punto di partenza per un ulteriore slancio che porta l’apprendente ad andare oltre: essa così può diventare ponte di collegamento tra il contesto al quale essa è legata (in riferimento al testo a cui è ancorata) e, per esempio, i vissuti di chi apprende che l’immagine stessa evoca per collegamento. Lavorando nello specifico con due alunne neo arrivate durante la mia RA, l’immagine è stata spesso il trampolino perché a partire da essa loro potessero trovare uno spunto per parlare di fatti vissuti personalmente, che l’immagine trovata accanto al testo in qualche modo poteva richiamare.

Grazie a voi per gli spunti di riflessione.

A presto

Luisella

Ritratto di Nicolò Pirovano

Ciao Luisella,

a proposito di quello che dici tu riguardo al parlare dell'immagine, far parlare l'immagine e parlare con l'immagine mi è venuto in mente questo tipo di riflessione. Dal momento che l'immagine è uno strumento così flessibile e che utilizzabile in praticamente ogni momento dell'Unità Didattica, sarebbe interessante provare a proporre alcune attività legate all'immagine in un ottica di Flipped Classroom.

E' una modalità di insegnamento che conosco solo in maniera teorica, ma l'immagine mi sembra un ottimo strumento per questo tipo di approccio. Credo che possa essere, se proposta con attività ad hoc, ottima sia come input per l'elicitazione di parole e quindi per la motivazione a casa sia come strumento in fase di produzione, rielaborazione e sintesi in classe, soprattutto con attività cooperative.

Certamente l'immagine conserverebbe lo stesso ruolo anche in un approccio più tradizionale, ma credo che, in un ottica di lezione capovolta, possa essere veramente uno strumento pieno di potenzialità (purchè, lo ripeto, proposta con attività specifiche per questo approccio).

Nicolò

 

Quanto Luisella ci propone come spunto di riflessione, citando la Peruzzi,

parlino dell’immagine, che facciano parlare l’immagine e che parlino con l’immagine

 mi richiama fortemente un parallelo con l'approccio estetico per la didattica della letteratura, con l'approccio ermeneutico e quello della centralità del lettore nella critica letteraria.

L'esplorazione di questi parallelismi, a mio avviso, potrebbe essere molto fertile per la ricerca didattica.

E poi ci sono anche i testi letterari illustrati dagli autori come ad es. Giovannino Guareschi o da altri.

Ciao a tutti.

Ritratto di Luisella Facchinetti

Ciao a tutti,

è vero quanto tu dici, Nicolò, riguardo alla potenzialità dell’immagine in una didattica con la Flipped Classroom. Anche io non ho esperienze a riguardo e le minime conoscenze relative all’argomento mi fanno pensare allo spazio che questo tipo di metodologia riserva alla fase di produzione, soprattutto orale, in un contesto di classe in cui chi apprende è chiamato a condividere con gli altri in maniera attiva ciò che a casa ha immagazzinato. Se penso allora al ruolo dell’immagine in questo contesto, essa potrebbe essere l’input che l’insegnante propone per elicitare (come dici tu, Nicolò) parole, vissuti, esperienze e conoscenze utili a creare aspettative e a motivare gli studenti in una fase magari vissuta collettivamente, che precede le differenziazioni del lavoro assegnato a casa. L'immagine, nella classe capovolta, in quanto particolare tipo di testo chiaramente diverso da quello verbale, può fare anche da supporto per lo studente mentre verbalizza, con il riferimento iconico, ciò che ha letto a casa.

Riprendo ancora una frase della Peruzzi che ieri ho citato e che ora mi fa riflettere:

l’immagine, essendo veicolo di comunicazione, può informare, documentare, argomentare, esortare, esprimere stati d’animo, stabilire un contatto, dare ordini, vietare.

Credo che in questa pluralità di funzioni o, meglio, di scopi a cui con essa possiamo puntare in un contesto di apprendimento, si possano intravedere più dimensioni, come quelle a cui allude Patrizia collegandosi al testo letterario, se non sbaglio ad interpretare (ho cercato velocemente in rete cosa si intende per "approccio ermeneutico ed estetico", perché non ho esperienze né particolari conoscenze a riguardo, se non gli spunti e le reminescenze del modulo studiato durante il Master). Le funzioni espresse dall’immagine come veicolo di comunicazione, quindi, riportano a quelle diverse dimensioni che sia l’approccio all’immagine che al testo letterario toccano: in particolare quella interpretativa che mette al centro lo studente e ciò che in lui l’immagine o il testo evocano, i sentimenti, le sensazioni, ma anche più semplicemente i rimandi ad esperienze vissute. Allo stesso modo un testo letterario, così come l’immagine, si possono prestare ad un approccio più estetico che valorizza gli aspetti ad essi costitutivi (luci, colori, effetti nelle immagini ed elementi stilistici nei testi).

Mi chiedo, ma lo dico forse anche per il modesto ed esiguo uso che ho fatto dei manuali, se il rischio di questi ultimi sia quello di presentare sempre di più l’immagine come integrazione al testo piuttosto che valorizzarla in maniera autonoma e proporre attività partendo da essa.

A presto

Luisella

Ritratto di Nicolò Pirovano

Ciao a tutti,

collegandomi allo spunto di Patrizia e alle riflessioni di Luisella mi viene da pensare all'uso che si fa del testo letterario in classe di italiano L2/LS. Nella maggior parte dei casi viene proposto in un contesto universitario o comunque piuttosto formale ad apprendenti con un medio-alto livello di lingua. Mi sembra sia una scelta del tutto naturale.

Tuttavia, l'approccio ermeneutico rappresenta un'evoluzione di quello comunicativo, dal momento che conoscere una lingua diversa dalla propria lingua madre non significa necessariamente capire la diversità di chi la parla. Quest'ultima componente, la cui comprensione è fondamentale nel nostro lavoro, la si può ritrovare nel testo letterario. Come dice Magnani "il testo diviene il luogo di incontro con l'estraneo e lo spazio con cui interagire con l'estraneo stesso". Data quindi la grande potenzialità del testo letterario, diventa importante renderlo accessibile alla maggioranza dei nostri studenti, anche a coloro che non possiedono un elevato livello di lingua o che studiano in contesti meno formali dell'università.

A tal fine, l'immagine può presentarsi come uno strumento assai utile per rendere accessibile il testo letterario a un più vasto numero di apprendenti. Penso per esempio alle immagini presentate tramite video, senza alcun testo. Esse possono essere fortemente evocative se vogliamo proporre un testo poetico, oppure, se tratte da un film  (a sua volta tratto da un libro) possono essere utili per avanzare ipotesi sul contenuto di quello che si andrà poi a leggere. Sono insomma uno strumento utilizzabile soprattutto da coloro non possono ricorrere esclusivamente alle loro conoscenze linguistiche per comprendere il testo e goderne. Si ritorna così al parlare dell'immagine, far parlare l'immagine e parlare con l'immagine sopra citato.

Nicolò

 

Ritratto di Luisella Facchinetti

Ciao a tutti,

grazie a Nicolò per lo spunto offerto dalla citazione di Magnani (che non conosco) che mi dà l’input per riflettere proprio sulle potenzialità che l’approccio ad un testo come quello letterario offre, affinché l’incontro con la lingua non sia solo l’incontro con gli aspetti formali o quelli comunicativi che orientano l’apprendente nelle interazioni pratiche quotidiane, ma sia qualcosa che va anche al di là di essi. Le nostre riflessioni credo si stiano spostando ben volentieri anche su questa dimensione, quella della letteratura che, come ha fatto notare Nicolò, mantiene un forte legame con l’immagine che supporta questi testi “interagendo” con essi. Riprendendo il riferimento alla citazione di Magnani, mi piacerebbe pensare di assumerla un po’ come sfida, come impegno in un contesto di apprendimento in cui il testo letterario, scelto in relazione ai diversi obiettivi che con esso si possono pensare, può rappresentare davvero il luogo d’incontro non solo con la lingua nella sua dimensione più formale, ma con tutto ciò che essa veicola e che un testo letterario esprime al massimo grado.

Credo che questo spazio di interazione con l’estraneo potrebbe essere inteso (ma è una mia interpretazione) come spazio di incontro con l’autore, ma anche e soprattutto come luogo di confronto tra chi apprende: credo che la specificità dell’orientamento ermeneutico, che dà centralità ai pensieri e ai sentimenti di chi fruisce del testo stesso, stia proprio nel rivelare questa potenzialità. Attraverso di esso, quella diversità tra apprendente e autore, ma anche tra gli apprendenti stessi, che si manifesta nei loro pensieri, diventa lo spazio in cui la lingua intanto si arricchisce e  migliora, mentre contemporaneamente cresce e matura il sé arricchendosi a sua volta nel confronto con gli altri.

Grazie Nicolò per lo spunto.

A presto a tutti

Luisella

Grazie a Luisella e Nicolò per i numerosi spunti di approfondimento.

Un altro elemento che ritengo utile ricordare nell'uso didattico delle immagini è l'attenzione alla "lettura" dell'immagine riconoscendone la grammatica.

A questo proposito potrebbero, forse, essere utili come strumenti di avvio, le griglie di analisi che abbiamo proposto anche nel seminario di dicembre e che qui allego.

 

Mi auguro proprio che da questa interessante discussione- brainstorming nascano gruppi di ricerca e che possano essere condivisi anche in questo forum i punti essenziali del percorso.

Ritratto di Luisella Facchinetti

Buongiorno a tutti,

ho dato uno sguardo alla prima griglia di lettura dell’immagine inserita da Patrizia in cui alcuni indicatori in particolare mi hanno fatto riflettere. Credo innanzitutto che la grammatica dell’immagine non sia solo funzionale ad un’analisi dell’immagine da parte di chi dall’esterno effettua valutazioni su manuali didattici, ma può essere spunto anche per determinate scelte didattiche.

Prestare attenzione, per esempio, ai soggetti di un’immagine, siano essi primari o secondari, e alla tipologia di situazioni e di azioni che tra di essi si creano potrebbe essere indicativo per il docente che progetterà un certo tipo di analisi a partire da essi, predisponendo così le basi per una descrizione dal generale al particolare o viceversa, senza tralasciare, laddove il contesto e il livello linguistico glielo consentono, un’analisi meno descrittiva e più interpretativa o immaginativa.

Trovo interessante anche l’aspetto relativo al coinvolgimento dello spettatore che individua a sua volta proposte didattiche a partire dall’immagine o sull’immagine stessa: credo che questo richiami quanto era stato citato in relazione ad attività che facciano parlare l’immagine o a quelle che parlano con l’immagine; dare dunque attenzione a questo indicatore significa proporre diversi livelli di lettura della sessa in relazione agli obiettivi.

Infine, trovo molto interessante l’ultimo dei descrittori che pone l’attenzione sugli elementi culturali esortando così il docente a non trascurare questa possibilità di renderli manifesti proprio a partire dalle immagini: io penso che questa possibilità sia a volte un po’ trascurata, se non esplicitata dal manuale quando prevede nello specifico questo tipo di attività, e che forse sia importante non sottovalutarla. La lettura dell’immagine, quindi, potrebbe essere così vista non solo come fine a se stessa, cioè appunto come spunto per descrivere o interpretare, ma come possibilità per l’apprendente di parlare di sé, attraverso un’analisi che si sofferma su quegli elementi culturali che traspaiono attraverso di essa e che, nella condivisione con gli altri, l’apprendente porta alla luce, come espressione di sé.

A presto

Luisella  

Ritratto di Nicolò Pirovano

Buongiorno,

mi trovo d'acccordissimo con Luisella quando descrive le possibilità di parlare di sè che l'immagine offre all'apprendente, insieme a quella di portare qualcosa del background dal quale proviene.

Visto che ne abbiamo parlato prima, immagine e testo letterario sembrano così possedere entrambi la stessa capacità, vale a dire mettere l'apprendente nella condizione di poter presentarsi (nel senso più grande del termine) all'altro usando uno degli strumento dell'altro, la sua lingua.

A maggior ragione mi sembra interessante riflettere sull'interazione testo letterario-immagine in classe.

Nicolò

Ritratto di sara bertucci

Ciao a tutti,

pur non avendo potuto seguire il seminario ma leggendo con molto interesse i vostri post, intervengo per segnalarvi che insieme a due colleghe, Mara Montella  e Linda Torresin, stiamo lavorando ad una ricerca sull'apparato iconografico dei manuali d'italiano L2/LS. Vi rimando ai thread "Silent book, albi illustrati, iconografia nei manuali" e "Progetti di lavoro 2018-2019".

Buona serata!

Ritratto di Sarah Corelli

Carissimi,

ecco la sintesi delle vostre riflessioni a partire dalla domanda: 

Quali limiti, difficoltà, rischi ci sono nell’utilizzo delle immagini nella didattica?

Buona lettura. Sarah

  • Difficoltà di lettura dell’immagine (natura dell’immagine, numero e semplicità degli elementi che include;

interpretazione filtro culturale (letture plurime);

Difficoltà può non richiamare l’interesse, troppo banale.

Rischio: può anche innescare dibattito che media tra le parti.

  • Rischio: infantilizzazione e pregiudizio.

Limite: riduttive.

Difficoltà: possibilità di fraintendimenti.

  • Quelle che non rispondono ai bisogni dei discenti.
  • Difficoltà: offesa culturale. L’insegnante ha il compito di sciogliere le ambiguità.
  • Difficili da leggere, possono essere mal interpretate.
  • Malgrado attirino l’attenzione e stimolano gli allievi, dall’altra parte creano delle confusioni soprattutto se contengono degli aspetti non normali per gli appendenti. Le immagini di baci e abbracci per discenti di origine araba potrebbero creare un ambiente di criticità ed ironia. Io personalmente le sostengo.
  • Possono provocare fraintendimenti a causa dell’ambiguità di esse. Il docente ha difficoltà a reperire immagini o a didattizzare fotogrammi estrapolati da video.
  • Limite: può essere il filtro affettivo di alcuni studenti.

Il background culturale di alcuni studenti

Le difficoltà nel comprendere le immagini.

  • Vengono interpretate diversamente a seconda della cultura di appartenenza.

Possono causare confusione in classi di provenienza eterogenea.

  • Limiti: quanto viene veicolato può essere parziale rispetto agli obiettivi che ci proponiamo.

Difficoltà immagini connotate culturalmente non sempre comprensibili.

Rischi immagini coperte da copyright non autorizzate.

immagini che potrebbero essere offensive.

  • Possono limitare l’apprendimento e rischiano di offendere.
  • Difficoltà del docente di selezionare le immagini funzionali al raggiungimento degli obiettivi proposti.
  • Non vengono capite correttamente à differenze sostanziali.

Non adeguate poco chiare nel messaggio.

  • non adatto agli studenti

             Copyright

  • Alcune immagini possono avere più di una interpretazione e non sempre gli studenti individuano quella appropriata senza una guida.
  • Un limite è quello di mostrare una scena statica (o l’inizio o la fine di una storia, mai lo svolgimento, il percorso, solo utilizzando una serie di immagini questo diventa possibile).
  • Possono non essere comprese o fraintese. Possono essere lette in modo diversi.
  • Rischi: interpretazione errata che può derivare da diversi fattori (cultura, immagine non chiara)

Difficile reperibilità poiché il docente perde molto tempo alla ricerca dell’immagine adatta all’obiettivo.

  • Difficoltà: trovare immagini adatte (reperibilità dell’immagine perfetta). Non conosco nessun testo che proponga immagini adatte ai miei scopi, passo molto tempo a cercare immagini su Internet.
  • Le immagini utilizzate nell’ambito didattico possono essere ambigue e fuorvianti quindi il docente deve fare un’attenta selezione del materiale tenendo conto della cultura dei discenti.
  • Non penso ci siano limiti (o meglio: se la didattica non è diretta a non vedenti, non penso vi siano limiti), l’abilità dell’insegnante è comunque FONDAMENTALE.
  • La pluralità di interpretazioni può essere vista come svantaggio, ma essere anche un buon punto di partenza per uno scambio di punti di vista.
  • Rischi: usare immagini offensive, con tanti pregiudizi, non appropriate all’età.
  • Limiti: Ci vuole molto tempo per trovare le immagini giuste.
  • Limiti principali: trovare l’immagine adatta al livello, alla cultura del discente (senza urtare la sensibilità). La difficoltà maggiore è nello spiegare e rendere chiara la consegna.
  • Utilizzo di immagini non adatte e offensive. Utilizzo di immagini prese da internet rischia di non riuscire a rielaborare.
  • I limiti sono relativi soprattutto alla reperibilità dell’immagine che si vuole far corrispondere esattamente alla propria idea.
  • Offendere sensibilità.

Non motivare abbastanza;

Non andare contro le preferenze di tutti.

  • Il rischio di cadere in stereotipi o idee “fossilizzate”;

Il limite spesso è quello di incanalare la lezione in un solo elemento.

  • Adeguatezza elle immagini al pubblico degli apprendenti à immagini più adatte a ragazzi à Foto più indicate per adulti.
  • Le immagini non possono essere usate per esprimere alcuni concetti astratti: es. INVIDIA non è facilmente rappresentabile con un’immagine, però potrebbe essere il tema della lezione.
  • Difficili da reperire.
  • Ricerca e selezione difficoltà,

Possono urtare la sensibilità e rischio fraintendimenti.

  • Difficoltà: nella ricerca di immagini adeguate all’obiettivo.

Rischi: fraintendimenti;

Limiti: ?

  • La difficoltà consiste nel saper scegliere un’immagine adatta in relazione al background socio culturale e all’età dello studente.

Il rischio è quello di creare fraintendimenti culturali.

  • Culturale: differente modalità di interpretazione in base al modello culturale di riferimento.

Reperibilità del materiale;

Rappresentazione stereotipata della realtà.

  • DI toccare a volte argomenti non piacevoli per gli studenti.

Rischi di semplificare troppo laddove non serve.

Nei corsi di livello B2 C1.

  • Rischio di affollamento percettivo (attenzione a non usare troppe immagini in una pagina).
  • Rischi: usare immagini che possono urtare la sensibilità /Cultura del discente.

Difficoltà: l’uso di immagine poco chiare può demotivare lo studente.

Immagini in bianco e nero, disegni esteticamente non accattivanti possono demotivare lo studente.

  • Limite culturale: caffè.
  • Fraintendibilità delle immagini.
  • Rischio di proporre immagini non adeguate alla finalità ipotizzata.
  • Stereotipi

adeguare le immagini all’età e al target degli apprendenti.

fraintendimenti che presuppongono preparazione interculturale dell’insegnante.

  • Limita: anticipa un testo, ma non è un testo.

Difficoltà: talvolta si può sollecitare un lessico non conosciuto e rappresentare un ostacolo alla produzione orale e/o attività comunicative docente facilitatore.

  • Limiti di rappresentatività,

Difficoltà di interpretazione a livello culturale.

Rischio?

  • Limiti: è l’immaginazione di chi la propone e di chi guida.

Difficoltà: ?

Rischi: in base alla cultura. L’immagine può essere mal interpretata.

  • è importante decidere l’uso/finalità con cui si propone l’immagine, tenere in mente in quale fase della lezione si propone.

differenza tra immagine astratta e foto.

  • Interpretazione / differenze

limitatezza nel rappresentare determinati concetti

fraintendimenti.

  • Controllare che ci sia corrispondenza tra immagini e parole, specie in riferimento ai dialoghi nei manuali.
  • Rischio che l’immaginazione non sia adeguata al taget o al livello.

Rischio che urti la sensibilità dello studente difficoltà nella gestione della classe.

Difficoltà nel trovare immagini giuste per il raggiungimento di un obiettivo.

  • Esiste un limite o una difficoltà di interpretazione ella stessa immagine

Può non essere condivisa tra gli studenti.

  • Anziani e donne sono  sotto-rappresentate nei manuali.
Ritratto di Sarah Corelli

Carissimi, 

aggiungo il materiale creato a partire da Professione coccodrillo di Zoboli e de Giorgi. Il lavoro è di Angelini, Trombella, Morelli e Tola.

Un caro saluto

Sarah